venerdì, 09 maggio 2008, ore maggio 09, 2008 18:49

C’è chi lo chiama genio

A volte i filosofi deludono.
Cioè, uno gli vuole bene, li rispetta per l’intelligenza e l’impegno nel cercare di districare questioni difficili, per l’esempio che danno nel ricordarci che non siamo bestie e che possiamo fare cose decenti, per il raziocinio e la coerenza (a parte Schopenhauer, ma quello è un caso clinico), però a volte ci si rimane male; di solito questa cosa la prendo piuttosto bene, ma forse qualcosa sta cambiando.
Ho avuto questa sensazione avendo a che fare col signor Husserl (su cui scriverò altra roba), e anzi, più che altro con i suoi predecessori, quelli da cui ha preso spunto, soprattutto Hume.

Cercherò di essere breve e chiaro; cioè, potrei spiegare tutto l’ambaradàn con termini fighissimi e contorti, ma mi riserverò questo piacere per i miei futuri giorni da professore, quando dirò cose fighissime e contorte per confondere i miei studenti e sottometterli con la mia autorità intellettuale (è così che fanno i bravi prof, no?).
Husserl ha poca fiducia nella realtà che ci circonda, è abbastanza scettico e pieno di dubbi alla Cartesio o alla Matrix, così preferisce studiare non la realtà, ma i nostri modi di percepire la realtà, e vuole farlo in modo del tutto distaccato, senza dare giudizi di sorta o tirarne fuori una morale; vuole solo descrivere e classificare i modi in cui la nostra mente si rapporta col mondo, per capire cos’è che accade alla coscienza umana durante le percezioni, e com’è che da quella roba poi viene fuori la scienza, la conoscenza, il nostro “senso comune”, ecc.

Questa ideona gli è venuta in parte dallo studio degli empiristi (i vari Locke, Berkeley, Hume della scuola inglese del XVI secolo) e in parte da uno dei padri fondatori della psicologia, il signor Brentano, una buona testa del XIX secolo.
Ora, brevemente: gli empiristi inglesi erano gente che non si fidava dell’intuito, della fede e soprattutto dell’innatismo, cioè del fatto che la gente abbia delle idee innate nella testa, elementi che sono lì da sempre, dalla nascita, prima di qualunque esperienza, prima di cominciare a conoscere il mondo tramite i 5 sensi.
Questa scuola filosofica, pensa che ti ripensa, ha portato a esiti molto scettici, da pazzoidi: il signor Hume, scozzese, capolinea dell’empirismo del 1600, era talmente pazzoide che non si fidava di niente, e faceva risalire ogni costruzione teorica degli uomini all’abitudine, un meccanismo automatico che ci fornisce delle pseudo-certezze per ragioni di sopravvivenza, e al quale non possiamo sottrarci.
La nostra conoscenza, per Hume, è solo probabile, non c’è nulla di certo… però la natura umana è tale che, per abitudine, finiamo tutti per credere a certi aspetti illusori della realtà; il mondo è tutto una grande stronzata, però non possiamo che crederci; Hume finisce per essere il più scettico degli scettici.
La ragione è sicuramente la guida dell’uomo, ma serve solo a scoprire che non c’è nulla di certo, va usata per distruggere le illusioni del nostro modo di percepire il mondo.
Sugli oggetti “reali” del mondo (ammesso che ci siano) non possiamo dire nulla: l’unica cosa su cui possiamo dire qualcosa sono le idee che ci facciamo di quegli oggetti, quelle idee, appunto, illusorie, che però a noi sembrano la realtà (per colpa dell’abitudine).
“Scommetto che qualunque sia in questo momento l’opinione del lettore, di qui a un’ora egli sarà convinto che esiste tanto un mondo esterno quanto un mondo interno”, dice il nostro pazzoide scozzese, per ricordare che tanto finiamo comunque per credere alle illusioni dei sensi.

Ora, sembra proprio che, da Hume in poi, chi ha continuato a studiare questa roba abbia DAVVERO creduto che non ci fosse via d’uscita da questo scetticismo; l’empirismo è rimasto così, nessun’altro grosso filosofo è uscito da quella scuola, e soprattutto nessuno di loro ha detto “Presto, demoliamo Hume!”.
(ovviamente, altre scuole di pensiero lo insultavano ogni giorno, ma questo è normale; mi stupisce che nessuno, nell’ambito dell’empirismo, si sia posto il problema).
Ci sono voluti tipo due secoli per fare un piccolo passo in avanti: un certo signor Brentano, che si occupava di psicologia, dopo un paio di secoli, un giorno ha avuto un’illuminazione ed è arrivato a capire che… si, gli oggetti reali possono esistere o non esistere… si, posso dubitare di tutto tutto… però non posso dubitare che nella mia testa, nel momento della percezione, avviene un qualcosa.
Insomma, l’oggetto potrebbe essere illusorio, l’idea che me ne faccio potrebbe essere illusoria, ma comunque qualcosa nella mia testa avviene: il FENOMENO PSICHICO del vedere, sentire, ecc, a prescindere dai contenuti, è reale, è qualcosa che avviene davvero, quindi Hume deve stà zitto.

Ora, aldilà della frivolezza teoretica che uno potrebbe trovare in queste seghe mentali, quello che mi preme è: per passare dallo scetticismo totale a questa piccola stronzatina in più (che è un passetto ridicolo, ma, e non mi sto a dilungare, in realtà per quello che sto studiando adesso è stato fondamentale), ci sono voluti quasi 200 anni di pensiero e di pensatori.
Voglio dire, l’empirismo proseguiva, c’era gente, anche molto intelligente, che studiava ‘sta roba, e la insegnava pure, dava il suo contributo alla scuola di pensiero, aggiungeva cose, però senza comunque cambiare il corpus di fondo: nessuno si permetteva di toccare quelle amenità fondamentali.
Possibile che nessuno ha pensato che, se davvero tutto quello con cui veniamo a contatto è un’illusione, se davvero i sensi e le idee sbagliano così tanto, sarebbe molto difficile sopravvivere? Non si può prendere seriamente la roba di Hume, ci dovrà pur essere qualcosa di vero, nelle percezioni, un qualunque punto di partenza per poterci fidare ciecamente, una volta per tutte, (come fanno tutti i coglioni di questo mondo) di quello che ci arriva dai 5 sensi e dalle idee che ci costruiamo in testa, o almeno di qualcosa, anche solo di una parte di quello che ci arriva.
Si, bravo Hume, hai fatto bene a rifletterci, però adesso non puoi lasciare questo casino! Ridammi la cazzo di realtà! Ci dobbiamo sopravvivere, con questa roba! Chi se ne frega se per te non è giustificata?
Cioè, si, all’epoca poteva anche essere cool, immagino la gnocca che attirava Hume, è risaputo che alle donne piace quello sicuro di sè che le spara grosse, immagino la festa delle matricole nel XVII secolo, con Hume e Berkeley che ballavano sul cubo in perizoma leopardato (cubo che però non era giustificato)… posso capirlo, eravate giovani, rampanti e strafatti, ci voleva qualcuno sobrio per spegnervi la musica e riportarvi a casa, oppure un leopardo a mordervi le chiappe, per farvi dire “Oh, George, com’è improvvisamente giustificata, questa realtà!”.
E invece niente.

Cavolo, qualcosa, un minimo di autentico contatto con la realtà, ci deve essere per forza; magari non lo vediamo subito, se ci mettiamo a ragionare partendo dallo scetticismo di Hume, ma è troppo ovvio che c’è, e che quel discorso è tutto sbagliato!
Dai, non si può: se è tutto così incerto e nebuloso, allora come cavolo ha fatto il genere umano, affidandosi semplicemente allo stupido, banale senso comune, senza pensarci su, a sopravvivere? E soprattutto: se quel modo di ragionare ti porta a non fidarti di tutta la realtà, delle percezioni, delle idee, delle leggi fisiche del mondo, ecc, evidentemente avrai sbagliato qualcosa, no?
Anzi, mi correggo: o hai sbagliato qualcosa, o sei impazzito.
Cioè, ma davvero, tra gli empiristi, non ci ha pensato nessuno, a rimettere la realtà al suo posto? Nessuno scozzese, inglese o irlandese ha ammesso “Qui qualcuno ha detto grosse cazzate, scusateci tanto”?
E poi quel coglione di Hume davvero non si è mai sentito a disagio nel sostenere quella roba? Si, ok, sei bravo, hai sviluppato coerentemente un pensiero, da certe premesse hai dedotto RAZIONALMENTE certe conseguenze, bel lavoro, sai ragionare… però, se alla fine ti sei ritrovato a spararle così grosse, E’ EVIDENTE che qualcosa nelle premesse non andava, no?

Cavolo, alle scuole medie, quando stai risolvendo un’espressione di matematica e ti ritrovi verso gli ultimi passaggi con cifre di decine di migliaia, mentre eri partito con semplici unità e decine, lo capisci AL VOLO che hai sbagliato, lo vedi benissimo che così non possono tornare i conti, non prosegui imperterrito, e soprattutto i tuoi compagni non copierebbero mai il tuo compito, o non crederebbero mai che è fatto bene.
PERCHE’ I DANNATI FILOSOFI INVECE FANNO TUTTO IL CONTRARIO?
ARRIVA QUALCUNO CHE LA SPARA GROSSA, E INVECE CHE VENIRE INTERNATO CI FONDA UNA SCUOLA DI PENSIERO, PER CONTINUARE A SPARARLE SEMPRE PIU’ GROSSE!

Fate zappare un po’ di terra ai vostri figli, vi prego.

Lipesquisquit
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giovedì, 01 maggio 2008, ore maggio 01, 2008 01:54

A mali estremi, rimedi strani


Bene, mi sono appena ricordato che ho dimenticato il compleanno del blog e il compleanno della mia vecchia Renault, due date essenziali; considerando anche la mia notevole assenza da questo blog, è forse il caso di fare qualche modifica, e smuovere queste mie acque stagnanti.

Voglio lasciare su questo blog solo la componente allegro/giullaresca, per direzionare quella da vecchio rompiballe (dominante, negli ultimi tempi) su un altro blog, appena creato, questo qui.

Si, si, avete capito bene: visto che non riesco a seguire bene questo blog, ne apro pure un altro.

Gli applausi al mio genio dopo, per favore…


Lipesquisquit
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mercoledì, 09 aprile 2008, ore aprile 09, 2008 22:59

Come perdere le elezioni
*
Allora, sembra che finalmente, in questi ultimi giorni di campagna elettorale, qualcuno cominci a smerdarsi e a scapocciare: oggi Silvio se ne è uscito con questa (che non stupisce tantissimo, rispetto a cose che ha già detto e fatto in passato, ma non sono cose da dire il mercoledì prima delle elezioni), e l'amicone Dell'Utri, secondo tra cotanto senno, per non essere da meno ha detto ciò.
Ora, per farla breve, visto che questa roba (che non è politica, mi rifiuto di definirla politica) mi disgusta, e visto che, a mio avviso, è giusto che un giudice rompa il cazzo ai criminali, così come è giusto revisionare la storia solo se ci sono fatti che ne mostrano la necessità (quindi, non conta come promessa elettorale), mi limito semplicemente a ricordarvi che l'uno ha 72 anni e l'altro 67, e che perciò la conclusione è piuttosto semplice.
Lipesquisquit
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martedì, 25 marzo 2008, ore marzo 25, 2008 21:53

Sarò breve
 
E’ morto un diciannovenne a un rave party.
Ok, non era UN diciannovenne, era una persona, aveva un nome, un cognome, una personalità, dei ricordi, dei sentimenti e una volontà che operava delle scelte.
Bè, le sue scelte l’hanno fatto morire.
 
E’ una storia già sentita, e ci tengo a puntualizzare che la colpa non va riversata tutta sugli spacciatori, un sacco di gente si guadagna da vivere speculando sulla stupidità altrui, ci sono multinazionali che fanno la stessa cosa.
La droga l’ha comprata e consumata lui, sapeva bene quello che faceva, perché in fatto di droga e problemi relativi c’è tanta informazione, tantissima, così tanta che… non funziona.
Io non so com’è possibile, ma la gente si droga lo stesso, cercano comunque quel tipo di sensazione, pur conoscendone i rischi.
Non gli frega niente della loro vita, non gli frega nulla delle persone che faranno star male con le loro cazzate; l’informazione, le campagne, le testimonianze degli ex tossici e i casi come questo producono un magnifico niente.
Proviamo con un altro approccio?
 
Pazienza: uno di meno.
Come tanti altri, anche quel ragazzo è stato un idiota: è morto e se l’è cercata.
Sono arrabbiato, molto arrabbiato, ma non dispiaciuto; mi infastidisce la stupidità, non la tragedia, e avrei detto le stesse identiche cose anche se fosse toccato al mio migliore amico, a mia sorella, o a un mio eventuale figlio.
La droga fa male, lo sanno tutti.
Se qualcuno decide lo stesso di farne uso, sono cazzi suoi.
Lipesquisquit
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venerdì, 14 marzo 2008, ore marzo 14, 2008 20:12

Ancora braccia sottratte all’agricoltura
(con tutto il rispetto possibile per i contadini)
 
Dunque, esaurita la fase della psicosi per l’increscioso bullismo a scuola (anche perché, ormai, la gente che si stupisce per queste cose dovrebbe aver finito, di cascare dalle nuvole), oggi è arrivata una novità, così si può finalmente tornare a gridare allo scandalo: un professore di educazione fisica di Firenze fuma “qualcosa” in classe (non sapremo mai se era un cannone o no), mentre gli alunni lo riprendono col telefonino, e poi lo mettono su Youtube.
Il prof ovviamente è stato sospeso, e forse gli accadrà anche qualcos’altro; tuttavia, è scattata subito la solidarietà dei suoi alunni, che sono molto dispiaciuti per l’accaduto e affermano che non era nelle loro intenzioni farlo finire su internet, e anzi, lo stesso professore riconosce, soddisfatto (anche se gli si legge in faccia l’imbarazzo), che la vicenda ha fatto emergere tutto l’affetto che c’è nei suoi confronti.
 
Mannaggia, è un peccato che le cose gli si stiano mettendo bene… un professore di EDUCAZIONE FISICA che fuma davanti alla classe per me meriterebbe qualcosa di peggio della gogna mediatica; la vera gogna, quella medievale, già sarebbe più appropriata… e anche un paio di frustate sulle chiappe, dai.
Questa storia è in tema con un film che ho visto da poco, “Thank you for smoking”, dove il protagonista è un lobbista che viene pagato per difendere pubblicamente una multinazionale del tabacco; il bello è che lui sa di mentire spudoratamente e di “filtrare la verità”, come recita il film, eppure fuma lo stesso, e anzi, alla fine viene fuori che la sua assuefazione alla nicotina gli salva pure la vita, dopo un tentato omicidio da parte di alcuni misteriosi rapitori che lo riempono dalla testa ai piedi di cerotti alla nicotina, puntando a provocargli una specie di overdose.
Sul caso personale del protagonista, non ci vedo nulla di diverso dalla realtà: l’informazione adeguata che c’è oggigiorno non impedisce a nessuno di fumare, bere o drogarsi; la verità è a disposizione di tutti, così come la libertà di scegliere, e in effetti a me basta che ci sia l’informazione, mi impegno io stesso a diffonderla, così poi posso lavarmene le mani, se qualcuno viene a piangere da me.
Non posso impedire a nessuno di rovinarsi con le sue mani, perché in effetti non dovrei… però posso impedirgli di rompermi le scatole, quando poi si accorge che è stato un coglione.
 
Insomma, ecco, sulla libertà di scelta non ho nulla da ridire, ma sul modello sbagliato nel posto sbagliato si: quell’idiota di un professore (che, data la sua qualifica professionale, dovrebbe spronare i ragazzi ad avere un po’ più di considerazione per il loro corpo, perché non saranno per sempre giovani e invincibili) non doveva assolutamente fumare davanti a tutta la classe, non ha avuto nessuna consapevolezza del suo ruolo e del peso delle sue azioni, e per questo non esito a definirlo mela marcia.
Non è tanto per l’aver violato la legge, chi se ne frega… quello che mi fa girare le balle è la mancanza di integrità, di coerenza, di responsabilità in un insegnante, uno che deve mettere qualcosa di buono nella testa dei ragazzi, uno che deve stare molto attento a quello che dice e che fa, perché gli insegnanti hanno una particolarità: non possono assolutamente fare a meno di insegnare.
Quando stanno lì, davanti a tutta la classe, i prof trasmettono inevitabilmente qualcosa a ragazzi; non è necessariamente qualcosa di buono, o di utile…però qualcosa gli arriva, qualcosa i ragazzi lo assimilano comunque, e i prof ne sono direttamente responsabili, che gli piaccia o no, non possono sottrarsi a questo, come non possono sottrarsi alla gravità terrestre.
Quello del professore non è un lavoro come un altro, è un lavoro che ha un peso bello grosso, perciò o si sostiene questo peso, o si lascia perdere e si va a fare danni minori, da un'altra parte.
Lipesquisquit
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sabato, 08 marzo 2008, ore marzo 08, 2008 23:00

Aspirante Champollion dell’idioma femminile
 
A mio avviso, quando si riceve un’email in stile catena di Sant’Antonio, si possono fare diverse cose:
cancellarla a prescindere, prima di leggerla, gridando cose blasfeme tipo “Eccone un’altra, xxxxx xxx!!”;
leggerla, abbassare il capo e sospirare in modo intellettuale-critico tipo “Ah, quali corbellerie girano sul nostro deplorevole web…”, e cancellarla;
leggerla, trovarla gradevole, sorridere e quindi… cancellarla (non posso mica tenere tutta la roba che trovo gradevole; sono un uomo, io: poche cose, e semplici);
leggerla, trovarla insolitamente geniale, o scoprirci una grande verità, e perciò postarla sul blog (si, lo so: se mi piace, potrei spedirla a tutti, ma ovviamente non c’ho voja).
Ecco, considerando poi che non sapevo cosa scrivere per l’8 marzo, è piuttosto facile intuire cosa ho fatto stavolta…
 
 
9 parole che usano le donne:

BENE
Questa è la parola che usa la donna per terminare una discussione quando è convinta di aver ragione, e ovviamente l’uomo deve star zitto.
 
CINQUE MINUTI
Se la donna si sta preparando per uscire, significa mezz'ora, ma talvolta “Cinque minuti” significa veramente “Cinque minuti”, tipo quando la donna ha dato all’uomo cinque minuti per guardare la partita, prima di aiutarla a pulire in casa.
 
NIENTE
La quiete prima della tempesta! La donna vuole dire qualcosa che annichilirà l’uomo, e questi dovrebbe stare bene all'erta. Discussioni che cominciano con “Niente” normalmente finiscono con “Bene”.
 
FAI PURE
Una sfida per l’uomo, non è neanche lontanamente un permesso: significa inequivocabilmente “Uomo, non ti azzardare a farlo”.

…(sospirone)…
Ha la funzione di una parola, ma è una proposizione non verbale, spesso fraintesa dall’uomo.
Un sospirone generalmente significa che la donna pensa che l’uomo sia un idiota, e sta chiedendo perché mai stia perdendo il suo tempo con lui, a discutere di niente (vedi sopra il significato della parola “Niente”).
 
OK
Questa è una delle parole più pericolose che la donna possa dire all’uomo, perché, nonostante l’apparente tranquillità, vuol dire che la donna ha bisogno di pensare a lungo, prima di decidere come e quando farla pagare all’uomo.
 
NON TI PREOCCUPARE FACCIO IO
Un'altra affermazione pericolosa: significa che la donna ha chiesto all’uomo di fare qualcosa svariate volte, ma adesso ha deciso di farlo lei. Questo generalmente porta l'uomo a chiedere “Bè, cosa c'è che non va?”; la risposta della donna generalmente è “Niente” (vedi sopra).
 
GRAZIE
Quando la donna ringrazia, l’uomo non dovrebbe mai fare domande, e nemmeno svenire; ebbene si, ci sono casi in cui la donna vuole solo ringraziare l’uomo, ma vorrei qui aggiungere una piccola clausola: tutto ciò è vero, a meno che la donna non dica “Grazie mille”, che è PURO sarcasmo acido, e chiaramente non sta ringraziando nessuno.
E’ importante per l’incolumità dell’uomo NON RISPONDERE MAI qualcosa tipo “Non c'è di che, tesoro”, perché ciò porterebbe a un “Quello che vuoi”.
 
QUELLO CHE VUOI
Mavvatteneaffanculo!
Lipesquisquit
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giovedì, 06 marzo 2008, ore marzo 06, 2008 12:49

Il creatore, il gioco, il senso
 
Niente chierici miracolosi per te, in questo mondo, Gary.
Non tutti lo hanno capito, né tuttora lo capiscono, né lo capiranno, ma con una stronzata ci hai dato qualcosa di paurosamente serio.
Nella testa di alcuni, quando si finge di essere un eroe in un mondo che non c’è, e si tirano dadi per provare a fare qualcosa di virtuale, scatta qualcosa di grosso, e cambia davvero qualcosa nella vita vera.
 
Forse è tutta un’altra illusione, un altro incantesimo lanciato con un dado, intorno a un tavolo, e forse noi che ti compiangiamo siamo più stupidi di altri, che quel qualcosa in testa lo hanno da sempre e non hanno bisogno di un gioco per trovarlo, soprattutto non usano un gioco per fuggire via da tutto quello che è troppo vero… forse siamo ridicoli, si, davvero ridicoli, se abbiamo bisogno di affrontare prima draghi fasulli solo per riuscire a trovare un po’ di coraggio per qualche scelta nella vita reale, ma è quello che siamo, è quello che facciamo, e tirando dadi intorno a un tavolo abbiamo trovato la forza per sostenere la nostra peculiarità, anche se è tutta una cazzata e lo sappiamo.
 
Già, è proprio questo il punto: è una cazzata, e lo sappiamo.
Tiriamo dadi a 20 facce, temendone il risultato, recitiamo battute da film di serie B, ci esaltiamo per numeri su un foglio di carta, poi torniamo a casa con la testa persa chissà dove, e chiaramente tutti ci prendono per pazzi deviati, tutti quelli che fanno cazzate altrettanto ridicole e non se ne accorgono, non glielo fa notare nessuno.
Bè, questo non è forse coraggio nel sostenere qualcosa di strano, originale, inconsueto?
Non è quello che manca a tanta gente, che si sente al sicuro solo quando, con ogni gesto, scelta, azione di conformismo, afferma la sua normalità?
La fuga nella normalità non è forse più grave della nostra fuga in mondi fantastici?
 
Già, perché poi noi torniamo, da quei mondi fantastici, magari esaltati, abbagliati e rimbambiti, però lì troviamo qualcosa, qualcosa che in altri posti, nei mondi normali, non si trova, e distilliamo una forza particolare da questo, che non è affatto da biasimare.
Si, siamo un po’ strani a fare questo gioco, ma non ci dispiace, né dovremmo preoccuparci.
Non è nemmeno il caso di elencare quanti giochi “normali” ci sono a questo mondo, e quanti effetti anormali, anche pericolosi, alla fine producono.
No, in fondo non c’è da rinfacciare niente a nessuno, c’è solo da dire: grazie, Gary.
A modo tuo, con Dungeons & Dragons hai fatto qualcosa di buono, e l’abbiamo apprezzato.
Riposa in pace.
Lipesquisquit
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mercoledì, 05 marzo 2008, ore marzo 05, 2008 19:04

Il pezzo di carta: the week after
 
Da buon giocatore di Warhammer, una settimana fa ho sfruttato il regolamento universitario, stabilito non so da chi, e costretto il presidente della mia commissione di laurea (il leggendario prof Pieretti, che si è improvvisato relatore, essendo già il controrelatore, nonché lo Spirito Assoluto e l’ultimo uomo di Neanderthal) a giurare solennemente che io sono un dottore in filosofia.
Sembra che la cosa abbia funzionato; quando sono uscito, c’era un laureando agonizzante a terra, e io ho gridato “Fatemi passare, sono un dottore”, e mi hanno fatto passare.
Ovviamente, ora il tizio è morto, ma nessuno può farmi nulla: sono un dottore.
 
Ecco, insomma, è chiaro che ho sfruttato il regolamento, perché con un quarto d’ora di discussione (10 minuti di balbuzie, 4 di Pieretti che parlava per me, 1 minuto in cui li ho lasciati soli a discutere il mio voto), uno stato psicofisico che mi ha reso impossibile anche formulare il solito pensiero mattutino “oh, pensa che culo, anche oggi sono vivo”, e un’orribile tesi su Antonio Banfi, per la quale vale ciò che ha detto il grande blogger Chinasky, cioè “avevo passato gli ultimi mesi cercando di scrivere una roba di cui non mi fregava niente, su un argomento di cui non mi fregava niente (l’obiezione classica “dovevi sceglierne un altro” veniva facilmente neutralizzata da “non me ne fregava niente di nessuno compreso questo”) per persone di cui non mi fregava niente e alle quali non fregava niente di me, di quello che scrivevo e del fatto che mi fregasse o non mi fregasse di quello che scrivevo e delle persone per cui scrivevo quello scrivevo”… e insomma, il punto è che la discussione della tesi in sé è ridicola, e nessuno dovrebbe ottenere la laurea in queste condizioni (si, certo, se questo fosse un mondo ideale), però noi siamo uomini liberi e in quanto tali in ogni ambito ci diamo delle regole da seguire, così il nostro regolamento universitario dice che se ho conseguito almeno 180 crediti di esami, se ho consegnato in segreteria una tesi (scritta non si sa come, non interessa a nessuno) firmata da un professore che non deve necessariamente ricordarsi di me, e infine, magari, io sono anche presente alla discussione (giusto per mettere due firme sul verbale), allora sono laureato, e nessuno può più togliermi il mio pezzo di carta.
Ho fatto una serie di cose che personalmente riterrei discutibili, all’interno di un sistema che ritengo più che discutibile, ma comunque tutte cose perfettamente legali e regolari, e ora sono laureato.
Non c’è nessuna etica, ci sono solo regole, e io per stavolta le ho rispettate, talvolta anche sfruttate; è così che si va avanti.
Questa è la vera lezione dell’università.
 
Passiamo alle altre considerazioni.
Dopo l’esperienza universitaria di Perugia, credo sinceramente di valere qualcosa, come filosofo, come studente, come aspirante professore, come uomo.
Insomma, prendiamo la mia discussione: credo di poter ritenere a ragione che, dopo una sonora scarica di diarrea (semplice preludio a qualcosa di ancora peggiore), sia abbastanza impossibile parlare a cuor leggero di filosofia e di percorsi del razionalismo critico che si incontrano con l’ottimismo marxista anteriore alla primavera di Praga; voglio dire, queste sono le basi, lo avevo già scritto, il Protreptico di Aristotele parla chiaro: chi non ha preoccupazioni materiali è nelle migliori condizioni per dedicarsi alla filosofia, ma ditemi voi se quella non è una preoccupazione materiale...
Ecco, è andata così a tutti i miei esami, e di certo non poteva andare diversamente alla discussione della tesi; sfido chiunque a farsi 25 esami e una discussione finale in quel modo, a ragionare di massimi sistemi e ad argomentare in modo figo davanti a un professore, ogni volta, ogni fottutissima volta in preda a una crisi di diarrea come non se ne sono mai viste; la fortuna del mio intestino non è la tenace resistenza a questo stile di vita, è la mancanza di coscienza.
Quindi, ecco, penso di aver fatto qualcosa di difficile, fino in fondo, e voglio dirmi “bravo” da solo: ho affrontato queste difficoltà, 26 volte in totale, e sono pronto a farlo ancora, perché mi serve una laurea specialistica.
Insomma, il resto della vita non potrà essere peggiore, no?
 
Passando a qualcosa di più sobrio, come conclusione di questa settimana di riposo, tra gli altri film che volevo vedere da un pezzo ho visto pure “Il laureato” (eh, ci sta benissimo), leggendaria pellicola di altri tempi che non ha fatto altro che confermare il mio brutto rapporto con un certo tipo di cinema: a caldo, la trovo la storia di un idiota che fa cazzate, e che persevera con un certo raffinato masochismo nel fare cazzate sempre peggiori.
Il bello è che alla fine, con la sua amata accanto, sorride, rendendosi poi conto che in effetti non c’è proprio un cazzo da ridere.
Alla fine del film, mi vado a vedere qualche commento serio, e scopro che il comportamento del protagonista è un preludio alla contestazione giovanile del ’68; ecco, trombarsi di nascosto una donna sposata, amica di famiglia, passando poi alla figlia di costei, rendere manifesta la cosa, sfasciare un matrimonio (già sbagliato in partenza, ma non erano affari suoi), per decidere poi di sposare la suddetta figlia della precedente amante, così, da un giorno all’altro (sposarla! Mica fare qualcosa insieme, scappare in una fuga d’amore, cercare di uscire dai guai, o che sò io… no, no: sposarla), tormentarla come un pazzo maniaco scatenato, poi fare un casino indecente, rischiare di fare stragi con la macchina, e infine in una chiesa minacciare di picchiare una folla inferocita con un crocefisso… questo, è un preludio al ’68.
Oh, eppure io avevo capito che il ’68 era stata una cosa quasi intelligente; non si finisce mai di imparare, vedi?
Ecco, questo è quanto; chissà a freddo come lo troverò.
 
Infine, sembra che siamo di nuovo in periodo di campagna elettorale, e quindi parlare di politica è quasi d’obbligo… però che palle, eh?
Mi limiterò solo a dire che forse certi politici, finalmente, cominciano a capire come ragiona la maggioranza degli italiani votanti: ora stranamente sui nomi dei partiti si leggono cose chiare e distinte come “destra” e “sinistra”, almeno così il vecchietto medio che sta ancora contando i punti dell’ultima partita a briscola può evitare di perdere il conto (non sia mai) e mettere la sua crocetta comodamente, senza pensarci troppo.
Lipesquisquit
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giovedì, 17 gennaio 2008, ore gennaio 17, 2008 10:24

Daje ar pretaccio!
 
Ok, non ce la faccio a non postare; questa dovrebbe essere una cosa positiva, sembra che il mio blog risponda a precise esigenze fisico-psichiche del sottoscritto.
La mia tesi procede spedita, ormai ci siamo, è solo che non riesco a smettere di ritoccare qua e là, a volte passo le giornate solo a fare questo; la cosa preoccupante è che questo lavoro orribile sta diventando routine, e questo non posso permetterlo, devi ricordarmi il mio odio per questa tesi.
La tesi alla fine della laurea triennale è un’inutile perdita di tempo: la triennale è stata concepita per evitare di mandare troppi studenti fuori corso, e per mandarli a lavorare con un po’ più di anticipo, quindi alla fine degli esami ci vorrebbe uno stage con i controcoglioni, con tanto di relazione finale(o quello che vi pare), per inserire presto e bene il laureato nel mondo del lavoro; la tesi ormai è solo un attaccamento insensato alla vecchia tradizione, sintomo del fatto che i professori non hanno idee migliori o non si sanno rinnovare, mentre dopo ben sette anni di riforma, dopo aver visto e rivisto la sua inutilità, la tesi si potrebbe anche togliere, anzi, si dovrebbe.
Se uno vuole specializzarsi, se vuole andare oltre la triennale, allora si, alla fine degli studi ulteriori una tesi di laurea ci starebbe proprio bene: se ti ritieni specializzato nel tuo campo, se vuoi il titolo figo di Dottore Magistrale, devi anche saper scrivere un trattato divulgativo corposo e dettagliato, su questo sono d’accordo.
 
Comunque, da nostalgico ammiratore di robottoni, non posso non seguire le avventure del Grande Ratzinger, il cui nome mi riporta alla mente i razzi fotonici, le alabarde spaziali e gli alieni contestatori (quando ho trovato quella foto, mi sono sentito realizzato).
Alla Sapienza hanno fatto tanto di quel casino (ma erano quattro gatti, ricordiamolo) che Ratzinger alla fine, a ragione, ha declinato l’invito; esattamente, io non so cos’è che fanno studiare alla Sapienza, ma non posso fare a meno di insistere su quanto sono stupidi questi studenti/contestatori/Ratzingerèuninquisitore/vogliamoun68anchenoi, perché adesso quelli come me, che nello stato laico non ci vedono nulla di male, sono costretti a stare dalla parte del Papa e a sottolineare come l’idea di stato laico in Italia viene travisata non poco.
Su Wikipedia, enciclopedia non proprio ufficiale ma che ci sta simpatica, si ricorda che “uno Stato laico riconosce e tutela i diritti di libertà di tutti i suoi cittadini: libertà di pensiero, di parola, di riunione, di associazione, di culto, ecc. compatibilmente con le proprie leggi e ordinamenti”, ma si mette in evidenza anche la differenza fra LAICITA’, ovvero considerare, in un clima di tolleranza reciproca, Stato e Religione come due sfere separate (ma comunque comunicanti), e LAICISMO, atteggiamento dello Stato volto a limitare o reprimere i culti religiosi; quindi questi simpatici contestatori sembrano proprio dei laicisti (ovvero animati da LAICISMO) abbastanza ciechi, che, in buona fede o meno (questo non possiamo saperlo), dicono di essere per la LAICITA’, ma di fatto non lo sono, altrimenti il Papa lo lascerebbero almeno parlare.
Insomma, anche mio nonno nei pranzi di famiglia a volte fa i discorsi che farebbe il Papa, ma io mica mi metto a strillare per non farlo parlare; semmai, quando ha finito gli dico la mia civilmente, e se finisce che lui reagisce male, almeno a comunicare ci abbiamo provato, e la figura dell’idiota intollerante non l’ho fatta io; magari in futuro ci proveremo di nuovo, che dopotutto siamo parenti, non siamo stupidi e dobbiamo imparare a convivere.
Questa, a casa mia, si chiama laicità.
 
Cioè, dannati ragazzini presuntuosi col megafono in una mano e il biberon nell’altra, ma lo capite che al Papa gli avete fatto un favore?
Se non ci avete fatto caso, la storia della Chiesa è piena di martiri, e il martire, dopo il martirio, raccoglie sempre un gran consenso, perché ovviamente fa tenerezza, soprattutto se si ritrova ad essere la vera vittima dell’intolleranza da parte di coloro che lo accusano di intolleranza.
Io non sono credente, lo sono stato fino a 12 anni, poi ho cominciato a rifletterci su, e ho constatato personalmente che riflettere non è credere; la difesa della vita a tutti i costi, anche quando il contraente non lo vuole, la ritengo una cazzata; ultimamente, tendo ad essere pure per l’aborto, perché mi ritrovo ad ammetterlo in certi casi, che quindi equivale ad ammetterlo e basta; infine, mi scoccia dirlo, ma mi ero proprio abituato bene con Karol, la figura del Papa alla fin fine la trovavo gradevole, e questo Papa invece tende a starmi un po’ antipatico… MA ADESSO, dopo questa bravata, devo stare per forza dalla sua parte, perché l’umana ragione (non il Signore, o il pensiero delle sue ricompense celesti: la piccola testa umana) mi dice che, in una democrazia degna di questo nome, se non sei d’accordo con una persona non ti metti a strillare più forte di lui, ma ci parli.
Questa è la sindrome della piccola minoranza di idioti poco ascoltati (appunto in virtù dell’idiozia), che si mettono a piangere per farsi notare, come la sinistra estremista che ha messo diverse volte nei guai il suo stesso governo.
Cavolo, ma fatelo parlare, ‘sto Papa, e se proprio non vi piace quello che ha da dire, allora organizzate una protesta assenteista, puntate sulla partecipazione; se proprio volete rovinargli la visita, fate in modo che ci sia poca gente ad ascoltarlo, per dargli un messaggio del tipo “Amico mio, grazie della visita, ma questa non è Piazza San Pietro, e noi non siamo i tuoi soliti fedeli; dato che quello che vieni a dirci è sempre la stessa zuppa da diversi millenni, non abbiamo voglia di starti a sentire”; in definitiva, questo è il succo originale della protesta, solo che è stato decisamente estremizzato e ridicolizzato da chi l’ha organizzata, perché il messaggio reale è stato: “Aò, Ratzì, guarda che noi semo fighi e laici (dove “laici” sta per “intolleranti”, e “fighi” sta per “non sappiamo cosa stiamo dicendo, ma sembra roba forte”), e poi avemo visto su internet che assomiji all’imperatore de Guerre Stellari, quindi te cacciamo via cò le urla LAICHE der bambino che non vòle annà a catechismo perché cià ‘a partitella de calcetto coll’amici”.
 
In effetti, a conferma di tutto, in TV poco fa dicevano che Ratzinger ha fatto pubblicare il testo del discorso che avrebbe tenuto alla Sapienza, e il succo grossomodo è “Non sono venuto a parlare di fede, ma di coraggio per la verità”; insomma, sembra un discorso decente, o almeno non è il sermone che tutti si aspettavano; sembra comunque che gli studenti contestatori, dopo una pausa di silenzio imbarazzante, abbiano risposto con “Embè? E’ ‘a stessa cosa! Noi coi rotoli der Mar Morto ce rullamo ‘e bombe!”.
Infine, come adoro fare di solito, anche stavolta inserisco nel contesto i saggi, burberi, pratici commenti di mio padre sulla vicenda, freschi di primo mattino:
“Ma a ‘sti pischelli gliel’hanno spiegato che il capo dei paraculi è uno che non se lascia fregà?”.
E ancora:
“Bè, anche trent’anni fa ci hanno provato, a fà casino, ma fuori dall’Università c’eravamo noi coi manganelli. Ma che cazzo strillate, a scemi! Rientrate in facoltà e annate a studià, che le tasse ve l’ha pagate quello stronzo de papà!”.
 
 
Ecco, la vicenda che mi premeva di più era questa.
Per il resto, c’è Napoli, che è quello che è, c'è Graziano Cecchini che butta palline colorate giù dalle scale di Trinità dei Monti (nessuno che dia una spintarella anche a lui?), e ci sono i coniugi Mastella, indagati per concussione, che non gridano “Ah, ma lo fanno tutti!” giusto perché l’ha già detto Craxi quindici anni fa.
Il tondo Mastella, piangendo perché i giudici sono cattivi e non gli permettono di fare quello che gli pare, ha provato anche a dimettersi, così, tanto per dare un po’ d’ossigeno alla giustizia agonizzante… ma poi è arrivato Prodi a darle il colpo di grazia: non accetta le dimissioni, lui deve restare.
Visto che è tardi e devo tornare alle mie sudate carte, posto sta roba e metto su la mia compilation di musica classica (eh si, adesso sono chic), e nel frattempo sogno per la milionesima volta di veder esplodere il Parlamento, come su V per Vendetta.
“E’ a madame Giustizia che dedico questo concerto, in onore della vacanza che sembra aver preso da questi luoghi, e in riconoscenza all’impostore che siede al suo posto.”.
Lipesquisquit
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giovedì, 27 dicembre 2007, ore dicembre 27, 2007 09:17

Standby
 
Ok, sembra proprio che io non possa più sfuggire alla laurea; e dire che ce l’ho messa tutta…
Per cause di forza maggiore e necessità di concentrazione pura e assoluta, il blog lo trascurerò per un po’, almeno fino a febbraio; cercate di sopravvivere, su, so che potete farcela.
Non sfasciatevi troppo a Capodanno, non prendete freddo e non date le caramelle a bambini sconosciuti, che poi i genitori vi denunciano.
Buon 2008.
Lipesquisquit
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sabato, 15 dicembre 2007, ore dicembre 15, 2007 01:33

Winter time
 
Potrei fare come i giornalisti che ogni anno, al tiggì, annunciano spaventose ondate di gelo e tormente di neve (spaventose per chi si aspetta un clima che scenda a compromessi con i bisogni del genere umano), cose tipo “Attezione! E’ inverno! Fa freddo! Moriremo tutti!”, ma per il rispetto che nutro verso il mio pubblico e verso le buffonate che fanno davvero ridere, non lo farò.
 
Insomma, cadono i primi, miseri fiocchi di neve, e anche quest’anno sto qui con la speranza di vedere un Natale imbiancato a Foligno (ha sempre nevicato o prima, o dopo, o per niente).
Per alcune curiose coincidenze, in questi giorni sono stato o lontano o indaffarato, e non ho avuto modo di seguire le notizie dello sciopero e dei blocchi dei trasportatori, così mi sono ritrovato senza carburante, schiavo dei mezzi pubblici (per fare un viaggetto a Siena ho speso più del doppio di quello che avrei speso in auto; oh, chissà come mai in Italia la maggior parte della gente, per spostarsi, usa solo i propri mezzi…), e alla TV ora sento storie di scontri per le strade e gente disperata, aumenti del prezzo di ogni cosa del 25-30%, (che coincidenza: proprio sotto Natale, quando si compra tanto e comunque), e ho anche visto di sfuggita Berlusconi che da un palco infervorava le masse con discorsi di fuoco… sembrava il Furher senza baffetti, con i capelli trapiantati e il lifting (Dio ce ne scampi!), e mi sembrava anche di leggere sulle sue labbra cose tipo “Raus Juden!”, o forse era “Prodi ebreo!”, oppure più probabilmente “Merda, mi stanno accusando di nuove corruzioni: ci vuole che riprendo un po’ di potere alla svelta, sennò è la fine!”.
Ma siamo in Italia nel 2007, o in Germania dopo la prima guerra mondiale?
 
E’ proprio il caso di riaccendere un po’ di sana atmosfera natalizia, e lo farò citando un graziosissimo tema di scuola, scritto in terza elementare dal compagno di banco di mio nonno, un talento mancato, ahimè, della letteratura italiana.
Ad una attenta analisi del capolavoro, si può notare come la situazione descritta 70 anni fa riesca ad adattarsi benissimo alla situazione attuale.
 
TEMA: la neve.
SVOLGIMENTO: Li pinnicchi me lurzeno tra li capilli. Ha detto papà che se continua ‘sto tempo, magnamo un par de coioni.
(traduzione: i fiocchi di neve mi volano tra i capelli. Il resto è abbastanza chiaro…)
 
Lipesquisquit
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mercoledì, 12 dicembre 2007, ore dicembre 12, 2007 12:28

Come potevamo noi giocare, col piede straniero sopra il cuore?
Quasimodo si rivolterà nella tomba, ma ci voleva, perché questa è veramente l’apoteosi calcistica.
In effetti, non sta bene: come certamente avrete notato, i tifosi interisti durante la partita hanno gridato più volte "GUERRA AI MORI!!! E' DIO CHE LO VUOLE!!!", e poi dai, lo sanno tutti quanto tengono gli interisti a Gerusalemme, no?
Insomma, è una cosa seria, e anzi, dovremmo scusarci e prendere tutti esempio dall'avvocato turco: ai prossimi mondiali di calcio, se dovessimo giocare con la nazionale tunisina, ricordiamoci di protestare e di chiedere una penalizzazione, perché è crudele, disumano, oserei dire, giocare a calcio pensando a Cartagine e alle Guerre Puniche.
Cioè, dico, Annibale, gli elefanti, la marcia sulle Alpi… chi non li ricorda come se fosse ieri?
Che Scipione ci protegga!
Lipesquisquit
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venerdì, 30 novembre 2007, ore novembre 30, 2007 11:20

Il male
 
Titolo riferito sia ai miei malanni di stagione, sia ad un altro, grosso malanno, di cui parlerò dopo.
Per questa fine di novembre, mi sono beccato il raffreddore più fotonico che riesca a ricordare; dico fotonico, perché non ho mai fatto starnuti così potenti, ci butto giù le case.
Il lupo cattivo dei tre porcellini è incazzato nero, perché già non arriva alla fine del mese, e adesso mi ci metto anche io a fargli la concorrenza spietata…
 
Comunque, tanto per fare un post rilassante, era da un po’ che volevo deliziarvi con una raccolta di frasi celebri di sua maestà Vittorio Emanuele di Savoia.
Chissà, magari così riesco ad attirare l’attenzione del buon principe, che verrà a trovarmi e mi guarirà con l’imposizione delle mani, secondo l’antica tradizione europea del sovrano taumaturgo, con i poteri miracolosi che derivano dalla sua natura superiore a quella del misero suddito.
Ma lasciamo la parola al nostro nobile, incompreso e sfortunato puttanie…ops, volevo dire sovrano.
 
No. No. Non voglio rispondere a questa domanda. È una cazzata!
(gli si chiedeva se avrebbe giurato fedeltà alla Costituzione della Repubblica)
 
No, perché non ero neanche nato. E poi, non sono così terribili.
(gli si chiedeva se per caso voleva scusarsi per il Savoia che aveva firmato le leggi razziali)
 
Le leggi razziali furono certo un grave errore.
(il giorno dopo; chiamatelo pure Capitan Coerenza)
 
Sono disposto a giurare fedeltà alla Costituzione della Repubblica anche pubblicamente, se proprio lo devo fare.
(ovvero “Uh, che sega… ma non la smettete mai di pensare a queste cose frivole? Io ho da fare, mica posso perdere tempo cò ‘sta cazzo di Repubblica Italiana!”)
 
Anche se avevo torto... devo dire che li ho fregati. È davvero eccezionale: venti testimoni, e si sono affacciate tante di quelle personalità importanti. Ero sicuro di vincere. Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga.
(intercettazioni telefoniche, dopo la sua assoluzione dall’accusa di omicidio; insomma, non era innocente)
 
Questi giudici sono dei poveretti, degli invidiosi, degli stronzi. Pensa a quei coglioni che ci stanno ascoltando: sono dei morti di fame, non hanno un soldo. Devono stare tutto il giorno ad ascoltare, mentre probabilmente la moglie gli fa le corna.
(altre intercettazioni telefoniche, in risposta a quelle di prima)
 
Subito, sì, urlando!
(risposta al suo amico Gian Nicolino Narducci, che gli aveva detto "Speriamo che ci sian delle belle bambine, così le sodomizziamo”)
 
Quel pezzo di merda di quella vecchia troia malmestruata!
(parlando di Nicola Calipari e Giuliana Sgrena)
 
Quella comunista f... che scrive su quel giornalaccio che non è buono neanche per pulirsi il culo perché c'è l'inchiostro!
(sempre sulla Sgrena, ma “f…” non ho capito cos’è)
 
Sto andando a Milano, in città... e adesso c'ho tre quarti d'ora... e volevo andare a puttane…
(si rivolge a un certo Bonazza, che gli raccomanda una certa Alice; il principe dice che non vuole spendere più di 200 euro, ma Bonazza gliela offre gratis)
 
Tutti gli amici devono andare a votare, devono votare Forza Italia e la destra, se no siamo nel culo... Bisogna che ci vadano tutti, perché le sinistre, loro, figli di puttana, ci vanno.
(parlando delle elezioni 2006)
 
…e poi, senta, beh, e di quel Presidente del Senato, Pera, io avevo qua, dei piccoli segreti con lui che non posso dire… ma non puttane eh, dei veri segreti. Ci siamo intesi al telefono prima… sì, per la storia del rientro…
(parlando di Pera quando era a capo del Senato)
 
Guardi che io adesso sono diventato molto potente in Italia, molto più di quel che credevo. Adesso faccio il culo a tutti quelli che mi rompono i coglioni. O si fila come dico io, oppure quello che sgarra fuori, capito?
(…)
 
D'Alema ha la barca a vela più bella di chiunque... D'Alema ha i conti in Lussemburgo, se non lo sa. Questo lo so io.
(questa è interessante, però…)
 
Sono pezzi di merda... Quei sardi lì, l'unica cosa che sanno fare, inculano le capre... E poi puzzano la stessa cosa
(tutto era partito da un sardo che gli aveva riparato male il motore della barca)
 
Per chi vuole saperne di più, qui, quo e qua e anche què.
Lipesquisquit
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giovedì, 29 novembre 2007, ore novembre 29, 2007 01:00

E' lui!!!

Qui mi rivolgo ai produttori del già leggendario film su Dragon Ball: se siete ancora insicuri su chi debba interpretare la parte di Goku, io avrei una mezza idea...

...però prima pompatelo un po'.