Daje ar pretaccio!
Ok, non ce la faccio a non postare; questa dovrebbe essere una cosa positiva, sembra che il mio blog risponda a precise esigenze fisico-psichiche del sottoscritto.
La mia tesi procede spedita, ormai ci siamo, è solo che non riesco a smettere di ritoccare qua e là, a volte passo le giornate solo a fare questo; la cosa preoccupante è che questo lavoro orribile sta diventando routine, e questo non posso permetterlo, devi ricordarmi il mio odio per questa tesi.
La tesi alla fine della laurea triennale è un’inutile perdita di tempo: la triennale è stata concepita per evitare di mandare troppi studenti fuori corso, e per mandarli a lavorare con un po’ più di anticipo, quindi alla fine degli esami ci vorrebbe uno stage con i controcoglioni, con tanto di relazione finale(o quello che vi pare), per inserire presto e bene il laureato nel mondo del lavoro; la tesi ormai è solo un attaccamento insensato alla vecchia tradizione, sintomo del fatto che i professori non hanno idee migliori o non si sanno rinnovare, mentre dopo ben sette anni di riforma, dopo aver visto e rivisto la sua inutilità, la tesi si potrebbe anche togliere, anzi, si dovrebbe.
Se uno vuole specializzarsi, se vuole andare oltre la triennale, allora si, alla fine degli studi ulteriori una tesi di laurea ci starebbe proprio bene: se ti ritieni specializzato nel tuo campo, se vuoi il titolo figo di Dottore Magistrale, devi anche saper scrivere un trattato divulgativo corposo e dettagliato, su questo sono d’accordo.
Comunque, da nostalgico ammiratore di robottoni, non posso non seguire le avventure del Grande Ratzinger, il cui nome mi riporta alla mente i razzi fotonici, le alabarde spaziali e gli alieni contestatori (quando ho trovato quella foto, mi sono sentito realizzato).
Alla Sapienza hanno fatto tanto di quel casino (ma erano quattro gatti, ricordiamolo) che Ratzinger alla fine, a ragione, ha declinato l’invito; esattamente, io non so cos’è che fanno studiare alla Sapienza, ma non posso fare a meno di insistere su quanto sono stupidi questi studenti/contestatori/Ratzingerèuninquisitore/vogliamoun68anchenoi, perché adesso quelli come me, che nello stato laico non ci vedono nulla di male, sono costretti a stare dalla parte del Papa e a sottolineare come l’idea di stato laico in Italia viene travisata non poco.
Su Wikipedia, enciclopedia non proprio ufficiale ma che ci sta simpatica, si ricorda che “uno Stato laico riconosce e tutela i diritti di libertà di tutti i suoi cittadini: libertà di pensiero, di parola, di riunione, di associazione, di culto, ecc. compatibilmente con le proprie leggi e ordinamenti”, ma si mette in evidenza anche la differenza fra LAICITA’, ovvero considerare, in un clima di tolleranza reciproca, Stato e Religione come due sfere separate (ma comunque comunicanti), e LAICISMO, atteggiamento dello Stato volto a limitare o reprimere i culti religiosi; quindi questi simpatici contestatori sembrano proprio dei laicisti (ovvero animati da LAICISMO) abbastanza ciechi, che, in buona fede o meno (questo non possiamo saperlo), dicono di essere per la LAICITA’, ma di fatto non lo sono, altrimenti il Papa lo lascerebbero almeno parlare.
Insomma, anche mio nonno nei pranzi di famiglia a volte fa i discorsi che farebbe il Papa, ma io mica mi metto a strillare per non farlo parlare; semmai, quando ha finito gli dico la mia civilmente, e se finisce che lui reagisce male, almeno a comunicare ci abbiamo provato, e la figura dell’idiota intollerante non l’ho fatta io; magari in futuro ci proveremo di nuovo, che dopotutto siamo parenti, non siamo stupidi e dobbiamo imparare a convivere.
Questa, a casa mia, si chiama laicità.
Cioè, dannati ragazzini presuntuosi col megafono in una mano e il biberon nell’altra, ma lo capite che al Papa gli avete fatto un favore?
Se non ci avete fatto caso, la storia della Chiesa è piena di martiri, e il martire, dopo il martirio, raccoglie sempre un gran consenso, perché ovviamente fa tenerezza, soprattutto se si ritrova ad essere la vera vittima dell’intolleranza da parte di coloro che lo accusano di intolleranza.
Io non sono credente, lo sono stato fino a 12 anni, poi ho cominciato a rifletterci su, e ho constatato personalmente che riflettere non è credere; la difesa della vita a tutti i costi, anche quando il contraente non lo vuole, la ritengo una cazzata; ultimamente, tendo ad essere pure per l’aborto, perché mi ritrovo ad ammetterlo in certi casi, che quindi equivale ad ammetterlo e basta; infine, mi scoccia dirlo, ma mi ero proprio abituato bene con Karol, la figura del Papa alla fin fine la trovavo gradevole, e questo Papa invece tende a starmi un po’ antipatico… MA ADESSO, dopo questa bravata, devo stare per forza dalla sua parte, perché l’umana ragione (non il Signore, o il pensiero delle sue ricompense celesti: la piccola testa umana) mi dice che, in una democrazia degna di questo nome, se non sei d’accordo con una persona non ti metti a strillare più forte di lui, ma ci parli.
Questa è la sindrome della piccola minoranza di idioti poco ascoltati (appunto in virtù dell’idiozia), che si mettono a piangere per farsi notare, come la sinistra estremista che ha messo diverse volte nei guai il suo stesso governo.
Cavolo, ma fatelo parlare, ‘sto Papa, e se proprio non vi piace quello che ha da dire, allora organizzate una protesta assenteista, puntate sulla partecipazione; se proprio volete rovinargli la visita, fate in modo che ci sia poca gente ad ascoltarlo, per dargli un messaggio del tipo “Amico mio, grazie della visita, ma questa non è Piazza San Pietro, e noi non siamo i tuoi soliti fedeli; dato che quello che vieni a dirci è sempre la stessa zuppa da diversi millenni, non abbiamo voglia di starti a sentire”; in definitiva, questo è il succo originale della protesta, solo che è stato decisamente estremizzato e ridicolizzato da chi l’ha organizzata, perché il messaggio reale è stato: “Aò, Ratzì, guarda che noi semo fighi e laici (dove “laici” sta per “intolleranti”, e “fighi” sta per “non sappiamo cosa stiamo dicendo, ma sembra roba forte”), e poi avemo visto su internet che assomiji all’imperatore de Guerre Stellari, quindi te cacciamo via cò le urla LAICHE der bambino che non vòle annà a catechismo perché cià ‘a partitella de calcetto coll’amici”.
In effetti, a conferma di tutto, in TV poco fa dicevano che Ratzinger ha fatto pubblicare il testo del discorso che avrebbe tenuto alla Sapienza, e il succo grossomodo è “Non sono venuto a parlare di fede, ma di coraggio per la verità”; insomma, sembra un discorso decente, o almeno non è il sermone che tutti si aspettavano; sembra comunque che gli studenti contestatori, dopo una pausa di silenzio imbarazzante, abbiano risposto con “Embè? E’ ‘a stessa cosa! Noi coi rotoli der Mar Morto ce rullamo ‘e bombe!”.
Infine, come adoro fare di solito, anche stavolta inserisco nel contesto i saggi, burberi, pratici commenti di mio padre sulla vicenda, freschi di primo mattino:
“Ma a ‘sti pischelli gliel’hanno spiegato che il capo dei paraculi è uno che non se lascia fregà?”.
E ancora:
“Bè, anche trent’anni fa ci hanno provato, a fà casino, ma fuori dall’Università c’eravamo noi coi manganelli. Ma che cazzo strillate, a scemi! Rientrate in facoltà e annate a studià, che le tasse ve l’ha pagate quello stronzo de papà!”.
Ecco, la vicenda che mi premeva di più era questa.
Per il resto, c’è Napoli, che è quello che è, c'è Graziano Cecchini che butta palline colorate giù dalle scale di Trinità dei Monti (nessuno che dia una spintarella anche a lui?), e ci sono i coniugi Mastella, indagati per concussione, che non gridano “Ah, ma lo fanno tutti!” giusto perché l’ha già detto Craxi quindici anni fa.
Il tondo Mastella, piangendo perché i giudici sono cattivi e non gli permettono di fare quello che gli pare, ha provato anche a dimettersi, così, tanto per dare un po’ d’ossigeno alla giustizia agonizzante… ma poi è arrivato Prodi a darle il colpo di grazia: non accetta le dimissioni, lui deve restare.
Visto che è tardi e devo tornare alle mie sudate carte, posto sta roba e metto su la mia compilation di musica classica (eh si, adesso sono chic), e nel frattempo sogno per la milionesima volta di veder esplodere il Parlamento, come su V per Vendetta.
“E’ a madame Giustizia che dedico questo concerto, in onore della vacanza che sembra aver preso da questi luoghi, e in riconoscenza all’impostore che siede al suo posto.”.