I miei amichetti del telefono fisso
Sopravvivere solo con il cellulare si può.
Il genere umano l’ha fatto per secoli, davvero, credo sinceramente che nel terzo millennio si possa fare a meno del telefono fisso. Abbiamo i cellulari, abbiamo internet, il telegrafo, i segnali di fumo, i piccioni viaggiatori e il maratoneta Inca drogato con foglie di cocaina. Si può fare, cribbio (interessante unione di veltronismo e berlusconismo).
Sto cercando, con la forza della disperazione, di convincere Orion e il Sergente a togliere il telefono fisso, perché la sua inutilità e la sua dannosità aumentano inesorabilmente di giorno in giorno. La maggior parte delle telefonate che riceviamo sono indesiderate e inutili, e le poche telefonate importanti o indispensabili si potrebbero benissimo fare al cellulare. I vantaggi poi sono evidenti: al cellulare uno cerca di essere veloce e spicciolo, devi parlare in fretta perché spendi; questo ti fa risparmiare e allunga la tua giornata di diversi minuti.
Davvero, la nostra vita sarebbe molto più lunga e produttiva senza tutto quel tempo perso al telefono fisso, che, non so a voi, ma a me mette anche di cattivo umore, specialmente quando capitano quei giorni in cui sbagliano tutti numero, soprattutto le vecchie rimbambite.
Chissà, magari si mettono d’accordo, magari stanno a ruota con questo blog e non vedono l’ora di parlare con me e sentire la mia voce: il fatto è che c’è una quantità preoccupante di vecchie cerebrolese che sbagliano numero e chiamano me. Se il problema fosse soltanto questo, sarebbe roba da poco, ma il bello è che le vecchie, invece di scusarsi, chiudere in fretta e rifare il numero (o anche chiudere e basta, che va benissimo lo stesso), restano lì e mi fanno le domande più improbabili, come se fossi l’operatore dell’Assistenza Idioti.
Se poi mi ci metto con la santa pazienza, e cerco di fargli capire cosa è successo e cosa dovrebbero fare, allora è veramente la fine, scateno tutta la loro creatività.
“Pronto?”
“Ulderì, sò Eugenia.”
“Ehm… signora, forse…”
“Chi è che parla?”
“Bè, avrebbe chiamato lei, signora, ma il punto è che…”
“Ma che non è Ulderico?”
“No, signora, ha sbagliato numero, cercavo di dirglielo.”
“Uh. Allora… non è Ulderico?”
“Ehm… no. Non è Ulderico, signora. Su questo siamo d’accordo, no?”
“Ah, allora mi faccia un favore, sia gentile: mi passi Ulderico, che gli devo dire…”
“Signora, mi ascolti. Ha fatto un altro numero. Qui nessuno si chiama Ulderico.”
“E io come faccio adesso?”
“Bè… chiuda il telefono e rifaccia il numero, stavolta correttamente.”
“Ah, ho capito…”
“Bene, allora…”
“Senta un po’: ma che abita lì vicino, Ulderico?”
“Signora, Ulderico potrebbe abitare anche in Congo, per quello che ne so. Lei ha soltanto composto il numero sbagliato, e ora deve chiudere e richiamare il numero giusto. Tutto qua.”
“Che per caso lo sa, lei, se questo è il numero giusto?”
“Signora: perché mai dovrei saperlo?”
“Il numero me l’ha dato Teresina. Che lei la conosce?”
“-clic-“
Io non vorrei essere maleducato con le mie fan settantenni, davvero, però è inutile, quando la situazione è irrecuperabile sono costretto a chiudere, e poi, insomma, è anche una soluzione pratica: se la tenera nonnina in babbucce non capisce che deve chiudere la telefonata, allora, prima che la vecchiaia faccia il suo corso e che la mia sanità mentale ne risenta, la chiudo io. Così poi la schifosa megera gracchiante potrà comporre il numero giusto e, se il cielo vorrà, le nostre vite non si incroceranno mai più.
Casi un po’ più difficili da gestire sono invece quelli di Infostrada, che ci telefona una volta alla settimana per chiederci se vogliamo smettere di pagare il canone Telecom, che operatore abbiamo e se per caso vogliamo cambiarlo. Una volta alla settimana, davvero, non demordono mai. Io gli consiglio sempre di scriversi quello che gli dico e di fidarsi di me, che non cambieremo mai il cazzo di operatore, giurin giuretta, possino cascamme gli attributi, ma loro niente, devono accertarsene ogni sette giorni.
Ora, io non so chi è l’idiota che gli consiglia queste tecniche, perché, Cristo, sperano forse di ottenere i miei soldi, fracassandomi le palle così spesso? No, è evidente che il loro scopo non è procurarsi clienti, ci deve essere qualcos’altro, qualcosa che ignoro e che continuerò a ignorare, qualcosa che però, in ogni caso, ha fatto nascere qualcosa di speciale tra noi e gli operatori di Infostrada. Davvero, ormai siamo diventati amiconi, li conosciamo tutti, con la scusa delle telefonate ci teniamo in contatto, e loro ci raccontano le vicissitudini, i problemi… sono proprio carucci, fanno anche compagnia a mia nonna. Uno di questi giorni potremmo organizzare una salsicciata e un pokerino.
Tutto questo è molto bello, ecco, però come ho già spiegato altrove io sono un asociale, e per me gli amici appiccicosi a lungo andare diventano delle cazzo di piattole. Non è cattiveria, io voglio bene a Infostrada e al suo team, sono i miei fottuti amichetti del cuore; è solo che secondo me dovremmo cercare il giusto equilibrio per non rovinare questa nostra splendida amicizia. Anche gli operatori sono molto stressati da questa situazione, deve essere imbarazzante per loro farci ogni settimana le stesse domande e sentire le stesse risposte.
L’altro giorno al telefono, con molta delicatezza, ho provato a risolvere i nostri problemi con un nuovo approccio, che in effetti promette bene.
“Pronto?”
“Buongiorno! Sono Giovanni di Infostrada. Parlo con il signor… ah, no, lei è il figlio.”
“Esatto, Giovanni. Il fatto che mi riconosci non ti suggerisce niente?”
“Oh… bè, in ogni caso… sarebbe, ehm, interessato a non pagare più il canone Telecom?”
“Giovanni, ma che diamine: siamo amici da una vita e ancora non sai se pago o no il canone Telecom?”
“Lei… ehm, lei per caso ha un altro operatore?”
“Accidenti, ora capisco: il mio Giovanni è geloso! Su, non fare il bambino, lo sai che avrai sempre un posto speciale nel mio cuore.”
“Perché… mi dice queste cose? Io chiedevo soltanto qual è il nome del suo…”
“Ma che adorabile timidone gelosone che è il mio Giovanni!”
“Non mi renda le cose difficili, la prego…”
“Il mio Giovanni cucci cucci!”
“Insomma, la smetta! Io sto lavorando! Mi dice il nome del suo operatore o no?!?”
“Ti trovo un po’ nervoso, Giovanni, dovresti rilassarti. E comunque, no, non te lo dico chi è il mio operatore. Tenerti sulle spine mi sollazza molto.”
“SE VENGO LI’ TI INFILO QUELLA CORNETTA…”
“Ah-ah! Non ci siamo, Giovanni. Così mi costringi a esporre una lamentela ai tuoi superiori per la tua maleducazione.”
“Oh no, la prego… ho soltanto questo lavoro… ho moglie e figli a carico… queste sono domande scritte, io non c’entro… è la direzione…”
“Dirai alla tua direzione, Giovanni caro, che mi trovo benissimo con il mio attuale operatore, quello lì, della pubblicità in tv, con il cosetto simpatico…”
“Il coso? Quale coso?!? Oh, sia più preciso, la scongiuro...”
“Ma dai, hai capito benissimo, lo so che sei intelligente, Giovanni. E poi hai studiato, no?”
“Ohh… si, dannazione, si, ho una laurea… e ho trovato solo questo lavoro (sniff)… io… io non ce la faccio più!”
“La tua esistenza deve essere veramente un incubo, Giovanni. Non trovi che sia inutile andare avanti?”
“E’ inutile… si… tutto inutile… (sniff)”
“Pensi che conoscere il nome del mio operatore migliorerebbe questo tuo schifo di vita, Giovanni?”
“No… non cambierebbe nulla… (sigh) niente può cambiare…”
“Vai dal tuo capo, Giovanni, e digli che non hai la forza per continuare. Vedrai che capirà.”
“Non posso… farcela… (sniff) non… (sigh) continuare…”
“Poi dillo anche a tua moglie, ma non è essenziale, tanto probabilmente ha già un altro uomo, non gliene fregherà nulla.”
“(piange e si dispera)”
“Addio, Giovanni.”
“(piange e si dispera più forte)”
“-clic-“
Ci vuole un minimo di tattica, ma gli operatori di Infostrada ormai me li lavoro bene.
Piuttosto, le peggiori telefonate in assoluto, le più impegnative e debilitanti, sono di quelli che cercano il VUS di Spoleto (Valle Umbra Servizi, si occupano di acqua, gas, immondizia, ecc). Questo tipo di seccatura unisce le peggiori potenzialità di quelle viste finora: l’idiota che cerca il VUS di solito non capisce le mie spiegazioni (come la vecchia), perciò continua a richiamarmi dicendomi le stesse cose (come Infostrada), perché, per uno scherzo del destino, è fermamente convinto di fare il numero giusto.
Tutto ciò avviene perché Murphy e i suoi tentacoli schopenhaueriani, che provvedono a creare le situazioni più improbabili, hanno fatto si che il VUS di Spoleto avesse il mio stesso numero, chiaramente preceduto da un prefisso diverso da quello di Foligno, diverso ma sfortunatamente molto simile (Foligno ha 0742, Spoleto ha 0743).
Naturalmente, una buona percentuale delle persone che cercano il VUS questo non lo sanno, quindi, vuoi perché abitano al confine tra la zona di Foligno e quella di Spoleto, vuoi perché non sanno usare l’elenco telefonico o non ci vedono, vuoi perché hanno paura che io possa sentirmi solo, va a finire che chiamano sempre me per problemi con l’acqua, le fughe di gas, i cassonetti strapieni, ecc.
L’ultimo di costoro mi ha dato proprio del filo da torcere, però alla fine ho vinto io.
“Pronto?”
“Si, pronto, ho un problema col gas. Una fuga, credo.”
“Eh no, ha sbagliato numero, mi dispiace.”
“Come sarebbe che ho sbagliato?”
“Sarebbe che ha composto il mio numero, anche se in realtà voleva chiamare qualcun’altro, ma si rilassi, non è una cosa grave.”
“Ma non è il VUS?”
“Eh no, qui c’è solo casa mia, niente VUS.”
“Bè, mi passi l’ufficio addetto, allora. Ho un problema col gas.”
“Ma… no, non posso passarle nessuno, non sono l’ufficio di niente. Io sono a casa mia, capisce?”
“Bè, allora li chiami sul cellulare e gli dica che in Via Crescimbeni numero…”
“No, no, aspetti... come glielo devo dire? Qui è un privato, lei ha chiamato la casa di una persona, ok?”
“Ma a me serve il VUS! Io ho un problema con…
“(uff)…il gas?”
“Si, esatto, col gas, forse c’è una fuga. Mi passi il VUS.”
“Mi ascolti bene. Io, sono un uomo qualunque, e sono a casa mia. Questo vuol dire che non ho rapporti di nessun tipo con il VUS, capito?”
“Si…”
“Bene…”
“…ma è proprio sicuro che non mi può passare il VUS? Ho un problema col gas.”
“Ehm… si, in effetti mi sono appena ricordato che forse ci posso provare. Attenda in linea.”
“Ah, grazie.”
“-clic-“
A questo punto, di solito spero con tutte le forze che si fosse trattato di un semplice errore, che il tizio avesse composto per un malaugurato caso il mio prefisso invece di quello di Spoleto… ma poi ovviamente il telefono squilla di nuovo, e se non rispondo continua per tutto il giorno, davvero, tutto il cazzo di giorno, anche oltre l’orario del VUS. Questo vuol dire che il tizio ha proprio il mio numero, con il mio prefisso, ed è davvero convinto che sia quello giusto. Pertanto, visto che ne ho la conferma anch’io, tutto quello che devo fare è spiegare al tizio la faccenda… e detto così sembra una cosa facile, in fondo cambia soltanto una cifra tra i due prefissi. Che ci vorrà mai a farglielo capire?
“Pronto?”
“Si, pronto, ho un problema col gas.”
“Signore, sono quello di prima…”
“Ah, si, era caduta la linea. Certo che però il servizio è scadente, eh…”
“Signore, per favore, mi ascolti un attimo. Ci dobbiamo capire, prima che quel problema col gas faccia esplodere un quartiere.”
“Si…”
“Lei sta chiamando in casa mia. Io non posso fare le mie cose, perché c’è il telefono che squilla di continuo, e questo succede perché lei fa sempre il numero sbagliato.”
“Si…”
“Ora: mi sa dire che numero ha fatto?”
“Ma lei chi è?”
“Signore, il mio nome non è importante, ora dobbiamo…”
“Perché vuole sapere che numero ho fatto?”
“Perché dobbiamo capire l’errore, altrimenti…”
“Chi è lei?”
“Porc... mi chiamo Ugo, ingegner Fantozzi Ugo. Ora, mi dice che numero ha fatto, per favore?”
“Oh, certamente, ingegnere: ho fatto il numero del VUS…”
“…”
“… perché ho un problema…"
“…”
“…col gas.”
“Glielo chiedo in ginocchio: mi sta a sentire?”
“Eh…”
“Credo che lei stia usando il prefisso sbagliato. Se continua a comporre il prefisso sbagliato, col VUS lei non ci parlerà mai, e io impazzirò. Perciò mi dica: lei fa lo 0742 o lo 0743?”
“0…7…4…”
“E…”
“2. Faccio lo 0742.”
“ALLELUJA! Ecco, ci siamo, è tutto spiegato.”
“Ah si?”
“Si: lei deve comporre lo 0743, così parlerà con il VUS di Spoleto.”
“Ah, si, ora ho capito tutto.”
“(che stronzata…) Lo 0743 seguito dal numero che viene dopo, mi raccomando.”
“Ma si, si, lo so, ingegner Fantozzi. Mica sono stupido.”
“Eh già… allora siamo a posto. Se lo ricordi per le prossime volte, ok?”
“Si, si, a posto.”
“-clic-“
Le dure fatiche seguite dal trionfo mi fanno sempre sentire bene.
A questo punto, mentre mi siedo per rilassarmi, il telefono squilla di nuovo, e io sono portato a credere che sia il Sergente; vorrà dirmi di andare a comprare il pane o di mettere su l’acqua per la pasta, ma con tutte queste rotture di balle avrà trovato sempre occupato.
“Pronto?”
“Si, salve, ho un problema col gas.”
“…”
“Credo che ci sia una fuga. Ho già parlato con l’ingegner Fantozzi. Che devo fare?”
“Ehm… non c’è tempo da perdere, presto. Vada dove l’odore è più forte.”
“Fatto. E ora?”
“Si accenda una sigaretta.”
“KA-BOOM!”
“-clic-“